La foto in sé
Come deve essere la foto del curriculum in Italia
Mezzo busto verticale, sfondo neutro, occhi nel terzo superiore, luce di lato e un file abbastanza grande. Nessuna misura è obbligatoria, ma le convenzioni esistono: qui ci sono tutte, con i numeri e due tabelle da tenere aperte mentre scatti.
10 min di lettura
Una buona foto per il curriculum è un mezzo busto verticale su sfondo neutro e uniforme: testa, collo e spalle dentro l'inquadratura, occhi all'altezza del terzo superiore, luce morbida che arriva da un lato e non di fronte, sguardo in camera, sorriso chiuso. Il file deve essere alto almeno 800 pixel se il CV si legge a schermo, oppure calcolato a 300 dpi se finisce in stampa.
Nessuna di queste misure è obbligatoria. In Italia la foto nel CV non è obbligatoria e non esiste una norma che ne fissi il formato: quello che esiste è una prassi consolidata — è pratica comune e spesso gradita — e una serie di scelte tecniche che separano un ritratto leggibile da una fototessera ingrandita. Sotto ci sono tutte, con i numeri.
Le misure: nessun obbligo, tre formati che funzionano
Le agenzie italiane che danno indicazioni sul punto parlano di formato tessera o poco più grande, in alto a destra o in alto a sinistra della prima pagina. È un buon punto di partenza, ma su un CV letto a schermo intero un riquadro da tessera è piccolo. La tabella copre tutti i formati che ha senso usare, con i pixel già calcolati.
| Formato (cm) | Pixel a 300 dpi | Proporzione | Quando usarlo |
|---|---|---|---|
| 3,5 × 4,5 | 413 × 531 | 7:9 | Il formato tessera, la convenzione indicata più spesso in Italia |
| 4 × 5 | 472 × 591 | 4:5 | Modelli a due colonne, riquadro compatto in intestazione |
| 4,5 × 6 | 531 × 709 | 3:4 | La scelta più sicura su un CV di una pagina |
| 5 × 7 | 591 × 827 | 5:7 | CV grafici con intestazione ampia |
| Quadrata 1:1 | 800 × 800 | 1:1 | LinkedIn e firma email: è un file diverso, non quello del CV |
La formula per ricavarli da soli è centimetri ÷ 2,54 × 300 = pixel. Se non hai voglia di scegliere: prendi 4,5 × 6 cm. È abbastanza grande perché il viso si legga senza sforzo e abbastanza contenuto da non mangiarsi la prima pagina.
L'ultima riga merita un avviso: LinkedIn non ritaglia in verticale ma in cerchio, su un'immagine quadrata. Riusare lo stesso file nei due posti significa quasi sempre perdere la cima della testa o le punte delle spalle. Se ti serve anche quella, il ragionamento sul ritaglio circolare è in foto profilo LinkedIn con AI.
Inquadratura: dove tagliare, esattamente
Il formato è la parte facile. L'inquadratura è quello che distingue un ritratto professionale da una fototessera ingrandita, e si decide con sei numeri.
- Mezzo busto, non solo il viso. Il taglio corretto comprende testa, collo e la parte alta delle spalle. Un primo piano di solo volto risulta invadente; un piano troppo largo riduce la faccia a un dettaglio illeggibile in un PDF.
- Occhi nel terzo superiore. La regola più utile di tutte. Se gli occhi cadono esattamente al centro dell'inquadratura, l'immagine si legge come un documento. Portali a circa un terzo dal bordo alto e diventa un ritratto.
- Lascia aria sopra la testa, ma poca. Fra il 5 e l'8 per cento dell'altezza dell'immagine. Un ritaglio che sfiora i capelli sembra un incidente; dieci centimetri di parete sopra la testa sembrano una foto scattata per sbaglio.
- Ruota il corpo di 15–20 gradi rispetto all'obiettivo e riporta il viso in camera. Il frontale perfettamente simmetrico è linguaggio da documento; il profilo è linguaggio da rivista.
- Obiettivo all'altezza degli occhi. Dal basso si vede il mento e la mascella si allarga; dall'alto si allarga la fronte. È la correzione che rende di più a parità di fatica.
- Scatta da almeno un metro e mezzo, poi ritaglia. La fotocamera del telefono a quaranta centimetri dal viso ingrandisce naturalmente il naso e stringe le orecchie: non è la tua faccia, è la distanza. Allontanarsi e ritagliare risolve tutto.
E una regola sullo sguardo: in camera. In una foto per il curriculum guardare fuori dall'inquadratura si legge come evasivo, non come interessante.
Sfondo: quale, e quale stampa male
- Grigio chiaro o medio. Probabilmente la scelta migliore in assoluto. Separa il viso dal foglio, comunica sobrietà e perdona qualche errore di luce.
- Bianco. Si integra in qualsiasi modello di CV. Il rischio è specifico e capita spesso: su un curriculum già bianco la testa resta senza un contorno e sembra galleggiare. Si risolve con un accenno di luce dietro le spalle o con un bordo sottilissimo nel layout.
- Blu o beige molto spenti. Vanno bene se il CV ha già quel colore. Mai saturi: rimbalzano una dominante sulla pelle che poi non si corregge più.
- Sfondo reale sfocato. Funziona in comunicazione, design e tecnologia, a condizione che dietro non si riconosca nulla di specifico.
- Da evitare. Il soggiorno, la libreria, la parete con le prese, la porta di un armadio, e soprattutto l'ombra dura proiettata dietro la testa: è il segnale numero uno di una foto fatta col flash frontale in casa.
Abbigliamento per settore
Il punto che le guide generiche saltano: vestirsi sopra il ruolo è un errore quanto vestirsi sotto. Se ti candidi per la sala di un ristorante in giacca e cravatta, il messaggio non è “sono formale”, è “non ho capito il ruolo”. L'abbigliamento comunica adeguatezza, non gerarchia.
| Settore | Registro | Uomo | Donna | Espressione |
|---|---|---|---|---|
| Banche e assicurazioni | Formale | Camicia tinta unita + giacca; cravatta facoltativa | Camicia o blusa tinta unita + blazer | Sorriso chiuso |
| Studi legali, notarili, revisione | Formale alto | Abito blu, camicia bianco sporco, cravatta sobria | Tailleur o blazer strutturato | Serena, senza sorriso |
| Pubblica amministrazione | Formale | Camicia tinta unita, giacca opzionale | Camicia o maglia fine + blazer | Sorriso chiuso leggero |
| Tecnologia e startup | Informale curato | Maglia fine o camicia senza giacca | Maglia fine o camicia tinta unita | Sorriso chiuso naturale |
| Sanità e assistenza | Semiformale | Camicia chiara; camice solo se è il tuo ruolo | Camicia chiara; camice solo se è il tuo ruolo | Sorriso aperto contenuto |
| Commercio e retail | Semiformale vicino | Camicia o polo tinta unita di buon tessuto | Camicia o maglia fine | Sorriso aperto contenuto |
| Hospitality e turismo | Semiformale vicino | Camicia tinta unita, senza cravatta | Camicia o blusa tinta unita | Sorriso aperto |
| Scuola e formazione | Semiformale | Camicia o maglia fine | Camicia o maglia fine | Sorriso aperto contenuto |
| Comunicazione e marketing | Libero con criterio | Capo di colore con carattere, sempre tinta unita | Idem | La tua |
| Industria, logistica, mestieri | Pratico | Camicia o polo tinta unita; niente abito | Camicia o polo tinta unita | Neutra e diretta |
Due letture della tabella. La prima: il margine reale di decisione va da “camicia tinta unita” a “camicia tinta unita con giacca”, e tutto il resto è contorno. La seconda: la foto conta di più proprio dove il registro è più caldo — nei settori in cui il contatto con il pubblico è rilevante, cioè hospitality, retail e comunicazione.
Tre regole che valgono a prescindere dal settore: niente loghi visibili, nemmeno quello dell'azienda attuale; niente fantasie sottili — righe strette, quadretti piccoli e pied-de-poule creano il moiré, quelle onde di colore che nessun ritocco toglie del tutto; manica lunga, perché una spallina o una manica corta sul bordo basso dell'inquadratura disordina la lettura. E due colori da lasciar perdere anche se sembrano la scelta formale: il nero pieno, che esposto sulla pelle collassa in una macchia senza pieghe, e il bianco pieno, che accanto al viso si brucia.
Espressione: un gradino più calda della fototessera
L'errore più diffuso non è sorridere troppo: è riprodurre senza accorgersene la faccia neutra della fototessera, perché è l'unica volta in cui la maggior parte delle persone si è messa davanti a un obiettivo con l'intenzione di essere seria. Il registro giusto per un CV sta un gradino più in alto: sorriso chiuso, angoli della bocca appena sollevati e — questa è la parte che fa la differenza — gli occhi che partecipano.
Quanto sorriso serve dipende dal settore, e la meccanica per ottenerne uno vero invece di uno tirato è tutta in sorriso sì o no nella foto del curriculum. Se porti gli occhiali, tienili: l'unico problema da risolvere sono i riflessi, e si risolvono spostando la luce, non la montatura — il metodo completo è in foto curriculum con occhiali.
Luce: la variabile che decide più di tutte
Una camicia perfetta sotto il neon del soffitto resta una brutta foto. In ordine di quanto risolvono:
- Una finestra, di lato, senza sole diretto. Mettiti a un metro o due da una finestra in ombra, con la finestra a circa 45 gradi rispetto al viso. È la luce migliore che esista e costa zero.
- Spegni la luce del soffitto. Una plafoniera sopra la testa scava le occhiaie e lascia una faccia stanca anche a chi ha dormito nove ore. Le due fonti insieme, poi, danno due dominanti di colore diverse sulla stessa pelle.
- Niente flash frontale. Appiattisce i volumi del viso e stampa l'ombra dura dietro la testa.
- Un foglio bianco sul lato in ombra. Tenuto a mezzo metro dal viso, dal lato opposto alla finestra, riapre le ombre sulla guancia scura. È il trucco più economico del ritratto.
Risoluzione, formato e peso del file
Qui c'è un equivoco comune: i dpi da soli non significano niente. Sono pixel per pollice, quindi hanno senso solo quando esiste una misura fisica di stampa. Se il CV si legge a schermo — cioè quasi sempre — l'unica cosa che conta è il numero di pixel.
| Voce | Cosa fare |
|---|---|
| Altezza minima a schermo | 800 pixel. Copre anche i display ad alta densità |
| Stampa | 300 dpi alla misura finale. Sotto i 200 dpi il ritratto diventa molle sulla carta |
| Formato | JPEG. Lo apre qualsiasi portale e la qualità è più che sufficiente |
| Spazio colore | sRGB. Altri profili danno colori strani su certi schermi |
| Compressione | Alta, 85–95. Sotto compaiono blocchi intorno agli occhi e ai capelli |
| Peso | 200–500 KB. Un ritratto da 4 MB gonfia soltanto il PDF |
| HEIC dell'iPhone | Convertilo in JPEG prima di allegare: molti gestionali non lo aprono |
| Nome del file | nome-cognome-foto.jpg, mai IMG_4471.jpg |
E la regola senza eccezioni: non ingrandire mai. Portare una foto da 300 pixel di altezza a 900 non aggiunge dettaglio, inventa pixel sfocati. Ritagliare in basso partendo da un originale grande funziona sempre; il contrario, mai.
Gli errori che si ripetono di più
- La fototessera riciclata. Il più frequente in Italia, perché le copie avanzate sono in un cassetto. Non è una foto fatta male: è una foto fatta per un'altra cosa.
- Il ritaglio da una foto di gruppo. Si riconosce sempre: risoluzione bassa, una spalla altrui sul bordo, luce da festa.
- Il selfie a braccio teso. Distanza sbagliata, angolo dal basso, mano visibile nel riflesso degli occhiali.
- La foto di sei anni fa. Il criterio è uno solo: chi apre il PDF deve riconoscerti quando entri nella stanza o ti colleghi in videochiamata.
- Gli occhiali da sole. Non è mai un'opzione, nemmeno in un settore creativo.
- L'ombra dura dietro la testa. Dice “flash in salotto” prima ancora che si guardi il viso.
- Lo scontorno fatto male. Alone chiaro intorno ai capelli, spalla mangiata dall'algoritmo, buco fra montatura e viso riempito col vecchio sfondo. Controlla sempre al 200 per cento.
- Il file enorme dentro il PDF. Incorpora l'immagine già alla misura finale: il documento pesa meno e la nitidezza è identica.
Cosa una foto per il curriculum non è
Due confini vale la pena fissarli, perché in Italia si confondono spesso. Il primo: la fototessera non è una foto per il curriculum. È un'immagine costruita per un sistema di riconoscimento — frontale assoluto, espressione neutra, bocca chiusa, luce piatta, taglio strettissimo — e dentro un CV comunica adempimento burocratico invece che presentazione. Le differenze una per una, con la tabella di confronto, sono in fototessera o foto per il curriculum.
Nella direzione opposta il confine è netto: le immagini generate o alterate con l'AI non sono valide per passaporto, carta d'identità o patente. Quei documenti hanno specifiche proprie e una procedura a parte. Un ritratto generato serve per il CV, per LinkedIn e per il sito, non per le pratiche.
Il secondo confine riguarda quanto si può intervenire sull'immagine. La linea è semplice da enunciare e vale sia per il ritocco sia per la generazione: puoi migliorare la luce, lo sfondo, la posa e l'inquadratura, non puoi cambiare la faccia. Il ragionamento esteso, con quello che un modello allenato fa bene e quello che non deve fare, è in foto per il curriculum con AI.
Checklist prima di allegare il file
- Verticale, occhi circa nel terzo superiore
- Testa, collo e spalle dentro l'inquadratura, mento e fronte non tagliati
- Sfondo neutro e uniforme, nessuna ombra dura dietro la testa
- Luce da una finestra di lato, plafoniera spenta
- Capo tinta unita a manica lunga, nessun logo, nessuna fantasia sottile
- Sorriso chiuso con gli occhi che partecipano, sguardo in camera
- Almeno 800 pixel di altezza, oppure 300 dpi alla misura di stampa
- JPEG in sRGB fra 200 e 500 KB, nome file con nome e cognome
- Ingrandita al 200 per cento: capelli, occhiali e spalle puliti
- Ti somigli oggi, non sei anni fa
Da leggere anche
- Foto curriculum: sorriso sì o no — quanto sorriso per settore e come ottenerne uno vero.
- Foto curriculum con occhiali — come eliminare i riflessi senza toglierli.
- Fototessera o foto per il curriculum — le due immagini a confronto, riga per riga.
- Foto per il curriculum con AI — cosa può fare e dove sta il limite.
Domande frequenti
Come deve essere la foto del curriculum?
Verticale, in mezzo busto: testa, collo e spalle dentro l'inquadratura, con gli occhi all'altezza del terzo superiore. Sfondo neutro e uniforme, luce morbida che arriva da un lato e non di fronte, sguardo in camera ed espressione un gradino più calda di quella della fototessera. Il file deve essere alto almeno 800 pixel per lo schermo, oppure calcolato a 300 dpi se il curriculum va stampato.
Che dimensioni deve avere la foto del curriculum?
Nessuna misura è obbligatoria. Le tre convenzioni che funzionano sono 3,5 × 4,5 cm (il formato tessera che le agenzie italiane indicano come riferimento), 4 × 5 cm e 4,5 × 6 cm, tutte in verticale. Per convertire in pixel: centimetri ÷ 2,54 × 300. Un 4,5 × 6 cm sono 531 × 709 pixel a 300 dpi.
Che sfondo scegliere per la foto del curriculum?
Un grigio chiaro o medio è la scelta più sicura: separa il viso dal foglio e perdona qualche errore di illuminazione. Il bianco funziona in qualsiasi modello di CV, ma su una pagina già bianca la testa rischia di restare senza contorno. Da evitare: la libreria di casa, una parete con le prese, una scena riconoscibile e le ombre dure proiettate dietro la testa.
La foto nel curriculum è obbligatoria in Italia?
No, non è obbligatoria e nessuna norma la impone. È però prassi comune e spesso gradita, e pesa di più nei settori in cui il contatto con il pubblico è rilevante, come hospitality, retail e comunicazione. La regola pratica: mettila, salvo che l'annuncio dica diversamente.
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Foto per il curriculum: sorriso sì o no?
Sì, si sorride: la foto del curriculum non è una fototessera. Il registro che funziona quasi ovunque è il sorriso chiuso che coinvolge anche gli occhi. Qui c'è la meccanica per ottenerlo davvero, e la tabella di quanto sorriso serve per contesto e per settore.
La foto in sé
Foto curriculum con occhiali: come togliere i riflessi
La risposta breve è sì: la foto deve somigliare a chi entra dalla porta del colloquio. Quello che va risolto sono i riflessi, e si risolvono spostando la luce e le aste di qualche millimetro, non togliendo gli occhiali.